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Usanze e tradizioni

Le usanze e le tradizioni rappresentano gli aspetti fondamentali della vita passata. Quasi tutte sono lentamente tramontate.

Si usa ancora "Brusar a vecia" cioè la Befana, la sera del 6 gennaio a Lazzaretti. Inoltre molti vanno nella stessa località a "Mangiare il bacalà" il primo giorno di Quaresima.

L'ingresso del nuovo Parroco viene festeggiato solennemente. Viene accolto al confine con Gallio, dove sale accanto al Sindaco su un biroccio trainato da un cavallo bianco. Seguono altre persone a cavallo e quindi tutti i parrocchiani con le auto. Arrivati in centro, il Nuovo Pastore di Foza si ferma al termine del viale ornato da un arco, proprio davanti alla Chiesa per tagliare il tradizionale nastro.

Una volta si usava molto "Giocare a bocce" e "Alla mora" nelle osterie.

Molto sentite erano le "Celebrazioni della Settimana Santa" con le quaranta ore di adorazione che iniziavano la domenica delle Palme fino al mercoledì santo. Al venerdì santo poi si celebrava la "messa roversa" durante la quale il parroco era scalzo ed il sacrestano metteva le scarpe invertite e la giacca rovescia; le campane erano legate e nessuno doveva andare a raccogliere radicchi sui prati in segno di rispetto per la morte di Gesù (terra scavata). Al sabato santo al suono del gloria si metteva una corda sulle piante da frutta perché si credeva che poi sarebbe stata abbondante inoltre ci si bagnava gli occhi con l'acqua per proteggersi dalle malattie agli occhi. Il giorno di Pasqua poi molti andavano in piazza a "Batare i ovi".

Non si può dimenticare poi la "Barchetta" per la festa di San Pietro mettendo le chiare d'uovo dentro un recipienti con un litro d'acqua. In caso di brutto tempo una volta c'era l'usanza di "bruciare un rametto d'ulivo o accendere una candela" e inoltre il sacrestano suonava le "campane a martello". Questo serviva anche per avvertire le persone del paese in caso di qualche incendio o triste incidente.

Molto grande era il culto dei morti e tutti dovevano morire nella propria casa per cui chi era all'ospedale veniva accompagnato a casa per l'ultimo respiro poi veniva vegliato giorno e notte con preghiere fino alla sepoltura.

Molto in uso in passato era il "Filò" che rappresentava il momento di ritiro nelle stalle e nelle case e durante il quale si raccontavano fatti e avvenimenti, storie per i più piccini mentre le donne filavano e lavoravano a ferri. Durante il filò spesso si ballava accompagnati dalle note della fisarmonica.

Per il matrimonio, se la ragazza sposava uno di fuori paese costui era tenuto a pagare "la sbarra" che impediva al corteo nuziale di proseguire. I giovani delle contrade, inoltre preparavano per la sposa un arco di fronde, all'uscita di casa per darle un allegro saluto. I vedovi e le vedove invece, le sere prima del matrimonio dovevano sopportare la "batarea", cioè un gran baccano fatto con bastoni e vasi di latta.

[per i contenuti di questa pagina si ringrazia la Sig.ra Cappellari Paola di Foza]

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